PANATTONI: INVENTORE DELLA STRACCIATELLA E PADRE DEL PRIMO BAMBINO VITTIMA DI UN SEQUESTRO IN ITALIA.




Il gelato è un vero colosso della cucina Italiana, insieme ovviamente alla pizza e alla pasta. In un periodo però dove l’innovazione cerca di farsi spazio sempre di più sulla tradizione e dove creare nuovi gusti di gelato è quasi più una gara che una moda, esiste e resiste un gran classico che probabilmente è destinato a durare in eterno: la Stracciatella.

Sarà per il suo colore invitante, sarà per la semplicità del suo sapore, sarà perché il suo gusto si adatta perfettamente sia alle esigenze dei grande che a quelle dei più piccoli o semplicemente perché il buon cioccolato a scaglie dentro ad una crema fredda di fior di latte rimane un sapore ineguagliabile, ma è davvero difficile entrare in una qualsiasi gelateria e non trovarla tra i vari gusti proposti. Diamo talmente per scontato la sua esistenza, tanto che probabilmente mai nessuno si è chiesto chi sia stato ad inventarla e perché l’abbia chiamata proprio Stracciatella.

Era a metà degli anni ’40 quando Enrico Panattoni e sua moglie si trasferirono dalla Toscana alla Lombardia in cerca di fortuna.  Stavano cercando una città dove poter esportare e commercializzare il Castagnaccio, un tipico dolce Toscano e in un primo momento decisero di stabilirsi a Brescia. Solo successivamente optarono per Bergamo dove aprirono una piccola attività in via Colleoni e diedero il via alla loro produzione del Castagnaccio che con il passare del tempo si trasformò in produzione di dolci e gelati.



Con l’apertura del “La Marianna”, un ristorante, bar, pasticceria Enrico e la moglie Oriana passarono da quella che era iniziata come una piccola produzione di dolci e gelati, alla vera ristorazione. Inizialmente era Oriana ad occuparsi della cucina, mentre Enrico gestiva la sala. I piatti serviti erano prettamente di tradizione toscana, in ricordo della loro origini.

E’ però il 1961 quando Enrico Panattoni crea un gelato a base di fiordilatte che negli anni successivi diventerà un vero modello da imitare. L’idea fu quella di aggiungere il cioccolato fuso durante il processo di mantecazione del Fiordilatte provocandone così la solidificazione e la frantumazione, dando origine a una bianchissima crema con all’interno vere scaglie di cioccolato. Ad Enrico il risultato ricordò l’uovo che si rapprende nel brodo bollente durante la preparazione della Stracciatella alla Romana, un piatto oltretutto molto conosciuto e apprezzato e soprattutto consumato nel suo ristorante durante quei tempi, ecco perché decise di chiamarlo proprio così.

Siamo negli anni '70, per l'esattezza è il 21 Maggio del 1973, quando la famiglia Panattoni continua a far parlare di lei, purtroppo in questa occasione perchè vittima di un caso di cronaca: il figlio Mirko, di 8 anni viene infatti rapito. Il sequesto Panattoni è il primo caso di rapimento di un minore a scopo di estorsione in Italia. Il sequesto durò poco più di due settimane, il bambino fu liberato il 7 Giugno successivo a Pontida, in cambio di un riscatto di 300 milioni di lire versato dal padre. L'identità dei sequestratori non verrà mai scoperta.
 

Ad oggi Enrico Panattoni non è più in vita, ma la sua storia continua con “La Marianna” che è ancora presente in quel bellissimo angolo di Bergamo Alta. Nel suo bar/pasticceria si può ancora consumare la vera Stracciatella preparata con la stessa metodologia di un tempo, usando le macchine verticali, le famose Carpigiani L40 con la campana in rame stagnato e la bagna di salamoia. I pochi ingredienti utilizzati sono gli stessi di una volta tranne per il  cioccolato, dove il Lindt fondente al 58% di cacao, ha preso il posto della copertura Luisa della Perugina. Al piano superiore della pasticceria è collocato il suo ristorante che propone ancora quella cucina dal sapore toscano con l’integrazione di alcune piatti della tradizione locale.



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