IL CAFFE' E L'ANISETTA MELETTI.



Il Caffè Meletti venne aperto nel 1907 da Silvio Meletti, un industriale che praticava nel campo dei liquori e si trova tuttora proprio nel centro di Ascoli Piceno, più precisamente in Piazza del Popolo.

E' stato inserito tra i locali storici d'Italia e nel 1981 è stato dichiarato dal Ministero dei Bei Culturali e Ambientali "Locale di Interesse Storico e Artistico".

Dopo una chiusura temporanea, nel 1996 viene acquistato dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, che nel 1998 lo riapre alla città apportandogli pochissime varianti e lasciandolo così fedele al locale che era in origine.


Deve la sua fama grazie anche al liquore a base di anice verde, Anisetta Meletti, da cui ricorda il nome, creato nel 1870 dallo stesso proprietario di quel tempo, Silvio Meletti. Si dice che il Sig. Meletti sia arrivato alla produzione dell'Anisetta perfezionando la ricetta del liquore della madre, infatti con l'utilizzo dell'alambicco per la distillazione discontinua a bagnomaria, è riuscito a rendere l'evaporazione molto lenta e a rendere lo stesso liquore molto più profumato.


Nella sua preparazione l'alcol viene distillato aggiungendo semi di anice verde (Pimpinella Anisum), un tipo di anice che nella zona dell'Ascolano assume caratteristiche aromatiche particolari, grazie alla proprietà dei terreni argillosi. Con l'integrazione di zucchero e aromi si arriva alla produzione di questo liquore da un sapore simile alla Sambuca.

Viene consumato liscio, come un semplice ammazzacaffè, con mosca, quindi con un chicco di caffè o direttamente come correzione nel caffè. Inoltre si possono provare gli squisiti cioccolatini con il ripieno al gusto di anice.


Se vi trovate ad Ascoli Piceno è quindi obbligatoria la pausa caffè in questo locale e prima di uscire ricordatevi di passare, anche solo per semplice curiosità, dai loro bellissimi bagni.




Re Vittorio Emanuele fece visita nel 1908 e 1910 per acquistare l’Anisetta e lo decretò “Fornitore della Real Casa”. Mascagni avrebbe iniziato qui a scrivere l’opera “Lodoletta”. Guttuso, alla fine della Seconda Guerra, vi progettò la rivista “L’Orsa Maggiore”. Sono passati Stuparich, Zandonai, Badoglio, Sartre, Hemingway e Trilussa che, goloso dell’Anisetta, scrisse “Quante favole e sonetti m’ha ispirato la Meletti”.

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