LO SCALOGNO DI ROMAGNA.


Lo dice anche Carlo Cracco: "Se vuoi fare il figo usa lo Scalogno", e noi ravennati che vogliamo essere dei gran fighi, lo Scalogno di Romagna lo abbiamo fatto entrare tra gli alimenti riconosciuti I.G.P. (indicazione geografica protetta).

L'Allium Ascalonicum, più comunemente conosciuto come Scalogno, è una pianta appartenente alla famiglia delle Liliacee formata da un bulbo di colore bianco violaceo, avvolto in una pellicola esterna di diverso colore che varia dal ramato al rossastro. Ha un sapore particolare, più forte di una cipolla e più dolce di quello dell'aglio.

Viene piantato generalmente nei mesi di Novembre e Dicembre, in terreni di natura collinare. Devono poi trascorrere 5 anni prima di poter riproporre la sua coltura sullo stesso appezzamento.

Non necessita di particolari esigenze nutritive, l'impiego di concimi di natura organici e minerali, lo porta ad avere tutte le caratteristiche per essere un prodotto biologico.

La raccolta inizia a metà Giugno, per quello da consumare fresco e si protrae fino a metà Luglio, per quello da conservare e trasformare. Il momento giusto per la raccolta è quando le foglie si presentano appassite, ingiallite e curve verso terra. Per la conservazione conviene tenerlo al sole per alcuni giorni poi si può conservare sotto tettoie o in altri locali ben ventilati.

Famoso per le sue proprietà benefiche, disintossicanti e diuretiche, fornisce microelementi importanti per il nostro organismo tra cui il Selenio, elemento con azione antiossidante, per cui con proprietà antinvecchiamento. Ricco di fibre e vitamine, è necessario sapere che per assimilarne la vitamina C è utile mangiare lo Scalogno crudo perché la cottura ne impoverisce del suo contenuto. Consigliato anche a chi ha carenze di Calcio e a chi soffre di infezioni alla vescica.

Dal 1992 la PRO LOCO di Riolo Terme (Ravenna) gli dedica una fiera, che si svolge nel terzo weekend di Luglio (dal Giovedì alla Domenica). Gli agricoltori in possesso della certificazione del prodotto, si occupano di allestire un mercato per le vie del paese, mentre la Pro Loco, nello stand gastronomico, propone un menù rigorosamente a base di Scalogno.

Lo Scalogno di Romagna non è mai stato trovato allo stato selvatico e non esiste un seme per poterne iniziare una nuova produzione, l'unico metodo conosciuto è quello di utilizzare una parte di bulbi dell'anno precedente. Il bulbo però ha un periodo limitato di conservazione, per cui se l'anno successivo ipoteticamente nessuno ripianta il bulbo, lo Scalogno di Romagna scompare. Con questa teoria, si vuole attestare che lo Scalogno di Romagna si tramanda con continuità da quando è nota la sua comparsa e si parla di almeno 3000anni a.C.

anna_maria_fabbri