I CAPPELLETTI.


Impossibile dargli un'identificazione geografica o meglio attribuirne la nascita ad una città precisa, ma è altrettanto impossibile parlare di Romagna e non dedicargliene una pagina intera.

I cappelletti, che sono da sempre argomento di forte discussione tra i romagnoli, rimangono uno dei piatti più amati.

Vengono chiamati così per la loro forma a cappello e son conosciuti come un tipico piatto natalizio, infatti il Natale non arriva nelle tavole dei romagnoli fino a quando "l'azdora" non presenta un bel piatto di cappelletti.

 
Ai giorni d'oggi non è più raro come una volta trovarne un piatto sulla tavola, e ad una loro porzione un vero romagnolo non rinuncia mai, neppure in pieno agosto, magari optando per le sue varianti al ragù o alla panna.

Il vero cappelletto, però, rimane quello in brodo, dove un passaggio importante nella loro preparazione è il lasciarli riposare nel brodo almeno una decina di minuti prima di servirli, per lasciargliene assorbire la giusta quantità. E' molto importante in questa versione, che la sfoglia sia ben liscia.

 
La vera "guerra", quando si parla di cappelletti riguarda il suo ripieno, c'è chi li fa con solo il formaggio e chi ne aggiunge la carne.

Difficile dare una verità assoluta sulla giusta versione, ma una cosa è certa, non parlate di carne nel ripieno quando vi trovate a discuterne con un ravennate. Detto questo, c'è solo una cosa che mette tutti d'accordo, ed è sedersi a tavola e mangiarne un bel piatto, anzi a volte anche un bel bis.


N.B. Ringrazio vivamente la Mamma Gina, che con la scusa delle foto si è prestata a preparare un piatto di Cappelletti per cena.

anna_maria_fabbri